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Regolare la convivenza di fatto con il contratto di convivenza


Cosa sono le convivenze di fatto?
I conviventi di fatto sono due persone maggiorenni, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, matrimonio o unione civile. Non ha rilevanza se i due conviventi appartengano allo stesso sesso o meno.

La c.d. legge Cirinnà, entrata in vigore il 5 giugno 2016, prevede due diversi tipi di istituti attraverso i quali, le coppie non sposate, possono regolare i loro rapporti e acquisire diritti e doveri reciproci: le unioni civili ed i contratti di convivenza.

Alla luce di tale previsione normativa, le coppie possono scegliere tra le seguenti forme di unione:

Coppie eterosessuali:
  • Convivenza non registrata e non regolamentata da contratto di convivenza
  • Convivenza solo registrata
  • Convivenza registrata e regolamentata da contratto di convivenza
  • Matrimonio
Coppie omosessuali:
  • Convivenza non registrata e non regolamentata da contratto di convivenza
  • Convivenza solo registrata
  • Convivenza registrata e regolamentata da contratto di convivenza
  • Unione civile
Cosa sono i contratti di convivenza ?
I contratti di convivenza sono accordi con i quali la coppia definisce le regole della propria convivenza attraverso la regolamentazione dei rapporti patrimoniali ed alcuni aspetti dei rapporti personali (ad es. la designazione dell'amministratore di sostegno). L’accordo può anche disciplinare le conseguenze patrimoniali della cessazione della convivenza.

I contratti di convivenza possono essere stipulati da tutte le persone che, legate da vincolo affettivo, decidono di vivere insieme al di fuori del legame matrimoniale o perché è loro preclusa la possibilità di sposarsi (ad esempio, due conviventi dello stesso sesso) o perché è loro precisa volontà quella di non soggiacere al vincolo matrimoniale.

Cosa è possibile regolare con il contratto di convivenza?
Con il contratto di convivenza è possibile disciplinare gli aspetti patrimoniali che riguardano:
  • le modalità di partecipazione alle spese comuni e, quindi, la definizione degli obblighi di contribuzione reciproca alle spese della vita in comune o all'attività lavorativa domestica ed extra domestica;
  • i criteri di attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza (potendo addirittura optare per il regime della comunione dei beni);
  • le modalità di uso della casa adibita a residenza comune (sia essa di proprietà di uno solo dei conviventi o di entrambi ovvero sia in locazione);
  • le modalità per la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza al fine di evitare spiacevoli discussioni e rivendicazioni;
  • la facoltà di assistenza reciproca, in tutti i casi di malattia fisica o psichica (o qualora la capacità di intendere e di volere di una delle parti risulti comunque compromessa), o la designazione reciproca ad amministratore di sostegno.
Quali effetti produce il contratto di convivenza?
Dal contratto di convivenza nascono dei veri e propri obblighi giuridici a carico delle parti che lo hanno sottoscritto. Pertanto, la violazione degli obblighi assunti con il contratto di convivenza, legittima l'altra parte a rivolgersi al giudice per ottenere quanto le spetta. La durata naturale del contratto di convivenza coincide con la durata del rapporto di convivenza ma è ovviamente possibile modificarli o porli nel nulla anche durante la convivenza stessa.
Ciò non toglie che alcuni accordi possono produrre i loro effetti proprio a partire dalla cessazione del rapporto: si pensi a tutti gli accordi che fissano le modalità per la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza. Se nel contratto sono contenuti anche accordi di questo tipo, alla cessazione del rapporto di convivenza, il contratto continuerà a trovare applicazione proprio per disciplinare la fase di definizione dei rapporti patrimoniali e la divisione dei beni comuni.

Sono ritenute ammissibili clausole volte alla regolamentazione dei rapporti patrimoniali inerenti il mantenimento, l'istruzione e l'educazione dei figli, posto che incombe su entrambi i genitori l' obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole.

Il contratto di convivenza da' diritto al permesso di soggiorno ?
Si, con il contratto di convivenza un cittadino straniero convivente con un cittadino italiano può, a determinate condizioni, richiedere ed ottenere il permesso di soggiorno in virtù del diritto all'unità familiare riconosciuto dal D.Lgs n. 30/2007.

A chi rivolgersi ?
L'importanza di regolare i rapporti tra conviventi deriva dalla tranquillità che solo un contratto con regole certe può garantire in caso di imprevisti: si pensi allo scioglimento della convivenza o alla morte di uno dei conviventi. Pertanto, è sempre consigliabile rivolgersi ad un professionista che possa assistervi nella delicata fase di pianificazione della vostra vita di coppia.
L'avvocato Manuel Macrì è in grado di fornire assistenza e consulenza a 360 gradi e ogni questione è trattata con professionalità, tatto e competenza.

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